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IL TERROIR

Quando si pensa alla Liguria, dal punto di vista enogastronomico, vengono subito in mente tre cose: l’olio, la focaccia ed il pesce azzurro. A qualcuno più riflessivo e appassionato di vino forse sovviene anche lo Sciacchetrà delle Cinque Terre, ma è difficile che si associ la Liguria al vino di primo acchito. E questo non a ragione, visto che ha un patrimonio vitivinicolo molto interessante, sia per la varietà dei vitigni autoctoni, che per la perizia dei coltivatori nel farne degli ottimi vini.

Ho già parlato, per esempio, dell’originale “Abissi”, il metodo classico che affina cullato dal mare a Sestri Levante. Oggi ci spostiamo all’estremo Ponente, dove troviamo la doc Dolceacqua, a base di Rossese. Come la maggior parte dei vitigni, anche questo ha origini greche e pare sia approdato al porto di Marsiglia e da qui si sia fermato in Provenza (oggi chiamato Tibouren) e sia arrivato anche in questa zona, grazie ai mercanti liguri.

Nel Ponente ha trovato un terreno particolare, presente anche nel Collio, ovvero il flysch: uno scisto marnoso, vale a dire un susseguirsi di strati di terreno che si sono sedimentati, sotto la pressione di frane successive e di origine marina. Questo significa grande mineralità!

La viticoltura della Tenuta Anfosso è eroica: i terreni sono scoscesi, con pendenze addomesticate da stretti terrazzamenti, contenuti da muretti a secco e, come se non bastasse, i 4 ettari condotti non sono uniti, ma circa 3 si trovano nel Comune di San Biagio ed il restante nel Comune di Soldano.

E’ molto interessate il fatto che parte delle uve non viene diraspata, prima di iniziare la fermentazione.

LA DEGUSTAZIONE

Il colore è rosso rubino, tendente al granato, scarico. Il profumo è complesso e molto minerale: si sente l’idrocarburo che fa spazio a dolce frutta rossa, soprattutto fragolina di bosco e cassis, a smorzarne la pungenza ed ecco la rosellina che contrasta il pepe nero e poi l’eucalipto che pervade l’aria.

In bocca è beverino, senza gran corpo (ma non è un difetto!) ed il calore è ben bilanciato dalla freschezza e dalla sapidità, con la chiusura di un tannino che asciuga ed è ben presente.

In retrolfattiva si sentono il mare ed il cioccolato, la chiusura è amarognola e sapida, come di salmastro. E per sfatare i miti su cibi e colore del vino, questo rosso ligure è perfetto con una zuppa di pesce!