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IL TERROIR

Follet Ramillon è la classica famiglia di récoltant manipulants della Champagne: coltivano tutti e tre i vitigni che compongono il celebre vino (Pinot Noir, Pinot Meunier e Chardonnay) da ben 4 generazioni, occupandosi di tutte le operazioni, da quelle in vigna a quelle in cantina.

L’azienda dispone di 4,50 ettari di terreni, soprattutto nella Vallée de la Marne, dove la fa da padrone il Meunier, che è infatti il vitigno maggiormente coltivato anche dai Follet, ed anche sulla Montagna di Reims. Producono due linee, la Follet Ramillon, di cui parlerò, e la Follet, la top.

Amo molto bere i vini dei produttori indipendenti, sia italiani che esteri, perché ritrovo nel bicchiere la passione, la fatica, l’umiltà, l’esperienza tramandata ed il piglio dei coltivatori. Questi vini, che piacciano o meno, hanno una grande personalità ed è quello che intende esprimere anche la Follet Ramillon.

Ho “liberato” dopo 11 anni il risultato della vendemmia del 2007, premiato a ragione dalla Guida Hachette 2017. Si tratta di un millesimato, composto da Chardonnay per il 33%, Pinot Meunier per il 43%e Pinot Noir per il 24%.

Le vigne hanno 27 anni e affondano le loro radici nel gesso della Champagne, fra argille e calcare. Il vino, dopo la fermentazione fa un passaggio in legno, in botti di rovere, per 6 mesi, senza essere disturbato (niente aggiunte di vino base o di mosto e neppure filtrazioni). Passa quindi in bottiglia, dove permane 5 anni, prima della sboccatura

LA DEGUSTAZIONE

Harmonie 2007 è un brut dal colore giallo dorato ed il profumo è subito di brioche fragrante appena sfornata. Mantiene ancora i sentori del lievito fresco e poi della mela matura, del miele, dell’ananas e del dattero fresco, insieme al burro e ad un finale ammandorlato. Leggera e piacevole la nota ossidata, tipica degli champagnes che amo!

In bocca entra morbido, con una bollicina fine che accarezza le gengive. Al centro il succo è pieno e chiude con una bella freschezza viva, che non è tagliente, ma un po’ smorzata dal dosaggio, che è dichiarato il 6 g/l e che credevo un pochino superiore.

L’età gli ha dato una complessità ed una evoluzione, che però non vanno affatto a scapito della freschezza sia olfattiva, che della dinamica di bocca: raggiungere un simile risultato non è facile, perché si rischia di far “sedere” lo champagne, facendogli perdere la spinta che lo caratterizza e che qui si ritrova appieno. Chapeau!