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Per un vignaiolo ogni scelta è importante e perché sia vincente bisogna farla con competenza e valutando molte variabili con attenzione. Ogni singola scelta, dalla piantumazione della barbatella all’immissione in commercio della bottiglia. Quando faccio consulenza ai vignaioli li invito molto a riflettere su ciascun aspetto.

Una delle ultime da prendere riguarda il tappo: che vino vogliamo produrre? Di pronta beva o che sia longevo? Deve esaltare i profumi freschi e fragranti o vogliamo ci stupiscano le evoluzioni? Possiamo permetterci di far pagare la bottiglia di più perché il tappo è in vetro, per rendere il design più elegante e rispettare l’ambiente? Per rispondere a questa e ad altre domande è necessario conoscere le diverse tipologie di tappo e le caratteristiche di ognuno.

Nel video qui sotto, vi parlo dei diversi tappi (i più conosciuti sono quello di sughero, in silicone, a fungo con la gabbietta, a corona, stelvin (o a vite)). e di un problema che è meno diffuso di quanto si creda, vale a dire lo sgradevole sentore di tappo.

Ma cosa significa che “questo vino sa di tappo”? E’ difetto è dovuto alla presenza di un fungo, l’Armillaria Mellea, infestante della quercia da sughero, che ha il tricloroanisolo (TCA) quale prodotto del metabolismo secondario. Questa molecola conferisce al vino un odore che può essere descritto come quello di un quotidiano ammuffito o un cane bagnato.

Dicevo che non è così comune imbattersi in questo difetto, poiché spesso la causa dei sentori sgradevoli è la scarsa pulizia delle botti. Quindi il “colpevole” è un altro fungo, il brettanomyces, non il povero TCA. Un altro mito che va sfatato è che il TCA produca l’odore di cane bagnato: ricercatori dell’università di Osaka hanno scoperto recentemente che il TCA inibisce l’olfatto del degustatore.

Per approfondire l’argomento, guardate il video che ho pubblicato sul mio canale Youtube DIVINO TV: